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Caltagirone | 25 ottobre 2019
Salone del Palazzo vescovile

Nell’orizzonte culturale siciliano si colloca l’evento significativo che è nato dal restauro di un’importante opera fiamminga custodita presso il Museo Diocesano Caltagirone. Si tratta della tavola attribuita al pittore fiammingo Vranke van der Stockt raffigurante il Trono di Grazia. L’iniziativa si inserisce nel contesto del progetto culturale della diocesi di Caltagirone che vede la collaborazione degli istituti culturali diocesani (Museo, Archivio e Biblioteca) al fine di valorizzare i beni ecclesiastici, come fonte di conoscenza, di cultura e di fede riappropriandosi delle proprie radici.
Il ritorno della tavola fiamminga dopo il restauro è stato un appuntamento che si è protratto nel tempo: dalla mostra inaugurale del 13 giugno 2019, che ha messo insieme opere provenienti dal territorio regionale e prestiti internazionali, alla giornata di studi sulla diffusione dell’arte fiamminga nel Mediterraneo del 25 ottobre dello stesso anno che ha visto coinvolti la Diocesi di Caltagirone, l’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana e la Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Catania, i Musei Vaticani, i musei madrileni del Prado e l’Archeologico Nazionale e studiosi provenienti dall’area culturale mediterranea.
Come curatori, insieme a Manuel Parada e Roberta Carchiolo, ci siamo chiesti se la giornata di studi non potesse essere occasione per riflettere sul Trono di Grazia e sull’arte fiamminga, gettando uno sguardo soprattutto su opere che, benché importanti, risultano ancora poco studiate. Così abbiamo pensato che sarebbe stato interessante offrire contestualmente la possibilità di esporre alcune di queste testimonianze artistiche da riportare all’attenzione. La scelta è quindi caduta sul San Pietro in cattedra e storie della sua vita del Tesoro di Santa Maria della Stella di Militello in Val di Catania e sul Cofanetto con i mesi e lo Zodiaco conservato nel Tesoro della Cattedrale di Siracusa.
Il progetto via via ha preso forma giungendo a raccogliere un ventaglio di interventi che hanno messo in luce i vari aspetti dell’arte facendo dialogare aree geografiche vicine e lontane, in una sinfonia di linguaggi che hanno il sapore di ciò che definisco stupore e fascino intellettuali.
Cominciando dagli eventi storici che hanno reso possibile l’arrivo della tavola fiamminga alla chiesa Parrocchiale di San Giorgio in Caltagirone narrati da Massimo Porta, direttore del Centro di Formazione e Presidente della Fondazione Fidecommissaria Agata Interlandi, si sono poi sottolineate le nuove acquisizioni emerse dalle indagini diagnostiche effettuate da Ulderico Santamaria, restauratore dei Musei Vaticani.
Opere di indiscusso valore artistico come il Trono di Grazia di Caltagirone meritano di poter essere fruite dal maggior numero di persone. Musealizzarle potrebbe sembrare un impoverimento dei luoghi e delle comunità per le quali esse sono state realizzate o a cui sono state donate. Tuttavia molto spesso per ragioni legate alla conservazione e alla sicurezza è necessario custodirle in specifici contenitori come i musei, predisposti a questa missione: conservare e incoraggiare gli studi sulle opere che hanno determinato il passaggio dell’uomo nella storia e renderle accessibili al grande pubblico. Non c’è dubbio, infatti, che i musei siano luoghi di cultura con lo specifico compito di approfondire la ricerca sulle opere delle collezioni permanenti, consentendo di coglierne le possibili chiavi di lettura, molto spesso condivise, che le relazioni culturali generano nelle differenti aree geografiche.
Per tale ragione la seconda sessione della mattinata ha dato voce a interventi sulla cultura figurativa ispanica e la sua diffusione nel Mediterraneo, mettendo a confronto l’esperienza della collezione medievale del Museo Archeologico Nazionale di Madrid a opera di Sergio Vidal Álvarez, direttore del Dipartimento di antichità medievali del MAN e alcuni esempi di scultura funeraria di periodo aragonese del Museo Civico di Castello Ursino di Catania narrati da Roberta Carchiolo, funzionario storico dell’arte della Soprintendenza ai BCA di Catania.
La terza sessione che ha impegnato il resto della giornata si è occupata degli scambi tra Spagna, Fiandre e Sicilia ponendo l’attenzione sul sincretismo e la contaminazione nei linguaggi artistici del Mediterraneo. Una riflessione sulla prima influenza di Rogier van der Weyden nella miniatura iberica è stata sapientemente offerta da Manuel Parada López de Corselas, del Consejo de Investigaciones Científicas-Spanish Nazional Research Council, partendo dal Lumen ad Revelationem gentium di Alonso di Oropesa, un manoscritto conservato presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano.
Interessanti comparazioni sul Trono di Grazia di Caltagirone ci sono state proposte dall’intervento di José Juan Pérez Preciado, del Dipartimento di pittura fiamminga del Museo del Prado di Madrid che, ponendo all’attenzione le numerose similitudini rilevabili dal confronto della tavola di Caltagirone con il Trittico della Redenzione di Madrid, ha ipotizzato la possibilità che si potrebbe trattare della stessa mano, arricchendo così di un nuovo elemento il ventaglio delle attribuzioni ricondotte nel tempo al Trono di Grazia.
Facendo seguito alla grande mostra Sicilië, Pittura Fiamminga tenutasi al Palazzo Reale di Palermo nel 2018, Gaetano Bongiovanni, funzionario storico dell’arte del Parco Archeologico e Paesaggistico di Catania e della Valle delle Aci, ha illustrato l’influenza dell’arte fiamminga nella Sicilia occidentale del Cinquecento; mentre dalla Soprintendenza ai BCA di Messina l’intervento di Maria Katja Guida, funzionario storico dell’arte, ha evidenziato la presenza fiamminga nell’Isola facendo riferimento a tre dipinti rispettivamente di Palermo, Enna e Piazza Armerina.
In un contesto culturale come quello appena descritto non poteva mancare l’apporto delle Università che sono state un importante stimolo per il dibattito. Barbara Mancuso, docente di Storia dell’arte moderna dell’Università di Catania, ha messo in luce l’interesse per le pitture fiamminghe in Sicilia attestato non solo dalla copiosa circolazione di opere nordiche, ma anche dall’attenzione mostrata dai collezionisti presenti nell’Isola. Mentre un raffronto tra la pittura fiamminga e Antonello da Messina nel contesto delle Vite di Francesco Susinno è stato evidenziato da Valter Pinto, anch’egli docente di Storia dell’arte moderna dello stesso Ateneo.
Dall’Università di Torino giunge invece uno studio del tutto originale sul cofanetto con placche in osso della cattedrale di Siracusa presentato da Giampaolo Distefano, ricercatore presso il Dipartimento di Studi Storici dell’Ateneo piemontese, che va ad arricchire la scarna storia degli studi relativi al manufatto, collocandolo con buona probabilità nell’area di produzione fiamminga. Valore aggiunto è stata la possibilità di ammirare il cofanetto di presenza poiché esposto al Museo Diocesano nella sezione dedicata alla tavola fiamminga insieme al San Pietro in Cattedra di cui si è invece occupata Carmela Maria Di Blasi, funzionario operante nell’ambito dei restauri dei beni mobili presso la Soprintendenza ai BCA di Catania, che ha ripercorso la storia travagliata degli interventi di restauro subiti dal dipinto.
L’occasione di un restauro, quindi, ha aperto le porte alla possibilità di approfondire ulteriormente lo studio sull’arte fiamminga e alla sua diffusione nel Mediterraneo, che tanto ha da raccontare all’uomo contemporaneo. Se la minuziosità dei particolari dei dipinti realizzati dagli artisti fiamminghi o da maestri influenzati dalla loro lezione ci lascia incantati, stupiti di tanta precisione che pare quasi paragonabile a una qualche forma di arte fotografica ante litteram; e se le cromie vivide e rilucenti ancora oggi danno vita alle tavole come se un’armonia di suoni esplodesse in una sinfonia di emozioni tali da togliere il fiato, allora si può affermare che non esistono linguaggi che non siano in grado di comunicare, anche a distanza di secoli, storie di uomini, storie di popolo, storie di vita. Di questo l’uomo contemporaneo ha bisogno per ritrovare le sue radici e comprendere che non ci può essere presente senza passato, nel continuo cammino verso il futuro, intriso di speranza e di bellezza.

Direttore Museo



































Foto e riprese video a cura di Mario Portento
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